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Fiscale20 set 20265 min di lettura

TARI, ora hai 90 giorni: cosa fare quando compri, vendi, affitti o cambi inquilino

Con il decreto 147/2026 la dichiarazione TARI si presenta entro 90 giorni da ogni inizio, variazione o fine dell'occupazione. Chi deve farla, cosa succede con gli affitti brevi, quanto costa dimenticarla dal 2027 e come chiudere una posizione senza continuare a pagare.

In sintesi

Dal 12 agosto 2026 hai 90 giorni per dichiarare al Comune apertura, chiusura o variazione TARI. Se dimentichi, dal 2027 l'omessa costa il 100% del tributo, minimo 50 euro.

  • 90 giorni per aprire, chiudere o variare la posizione
  • Affitti oltre 6 mesi: paga e dichiara l'inquilino
  • Compostaggio domestico: riduzione ora obbligatoria

La tassa sui rifiuti la paga chi occupa l'immobile, e la paga in base a quello che ha dichiarato al Comune. Per questo la dichiarazione TARI conta più di quanto sembri: una posizione mai aperta si trasforma in un accertamento, una posizione mai chiusa si trasforma in bollette per una casa che non si abita più. Dal 12 agosto 2026 il termine per dichiarare è di 90 giorni dall'evento, in tutta Italia. Ecco cosa significa nei casi di tutti i giorni.

Chi deve dichiarare

La TARI è dovuta da chiunque possieda o occupi locali e aree capaci di produrre rifiuti, a qualsiasi titolo: proprietario, inquilino, comodatario, usufruttuario. Se più persone occupano la stessa casa rispondono in solido, e di norma dichiara una sola per tutti. C'è una regola che cambia tutto per gli affitti brevi: se l'occupazione dura non più di sei mesi nello stesso anno, la tassa resta a carico del proprietario. La dichiarazione, una volta presentata, vale anche per gli anni successivi finché non cambia qualcosa.

Hai comprato una casa

Se vai ad abitarci, apri la posizione TARI entro 90 giorni dal rogito, o dal giorno in cui prendi possesso se è diverso. In molti Comuni il numero di occupanti viene aggiornato dall'anagrafe quando sposti la residenza, ma la dichiarazione va comunque presentata. Se la casa resta a tua disposizione come seconda casa, la posizione va aperta lo stesso: il Comune applica il numero di occupanti previsto dal proprio regolamento, di solito due o tre, salvo quanto dichiari tu. Se compri un immobile con un inquilino già dentro, è lui ad avere la posizione aperta: tu subentri come proprietario e diventi il riferimento per i periodi in cui la casa è vuota.

Hai venduto o hai lasciato la casa

La cessazione va dichiarata entro 90 giorni. È il caso in cui si perde più denaro: se la posizione resta aperta, il Comune continua a emettere gli avvisi a tuo nome e per ottenere lo sgravio devi dimostrare che il locale era occupato da altri o era chiuso. Con il termine di 90 giorni la chiusura fatta subito è la strada più semplice. Conserva la ricevuta della dichiarazione.

Hai affittato con un contratto lungo

Con un contratto di quattro anni, di tre anni o transitorio oltre i sei mesi, la TARI la dichiara e la paga l'inquilino, per la superficie e per il numero delle persone che vivono lì. Tu come proprietario, se prima eri l'occupante, chiudi la tua posizione. Una buona abitudine è scriverlo nel contratto e ricordarlo all'inquilino alla consegna delle chiavi: se lui non dichiara, il primo avviso di accertamento arriva comunque a chi risulta al catasto.

Affitti brevi e turistici

Sotto i sei mesi nell'anno la tassa resta tua. La posizione la tieni aperta tu, come seconda casa o come attività a seconda di come il Comune inquadra gli affitti brevi nel proprio regolamento: alcuni applicano la tariffa domestica, altri quella delle utenze non domestiche. Vale la pena chiedere all'ufficio tributi come è classificata la tua situazione, perché la differenza in bolletta può essere sensibile.

Cambia il numero di persone in casa

Un figlio che va a vivere da solo, un genitore che viene a stare con te, un inquilino che porta la famiglia: la parte variabile della TARI dipende dagli occupanti, quindi la variazione va dichiarata entro 90 giorni. Per i residenti molti Comuni leggono l'anagrafe, ma non tutti e non subito. Per chi non è residente conta solo quello che dichiari.

Compostaggio: una riduzione da chiedere

Chi fa il compostaggio domestico degli scarti di cucina, degli sfalci e delle potature ha diritto a una riduzione della tariffa, che la riforma rende obbligatoria per tutti i Comuni. La misura la fissa il regolamento comunale e la riduzione si ottiene dichiarandolo, a volte con una compostiera registrata o un controllo a campione.

Come si presenta

La dichiarazione si fa sul modulo del Comune o del gestore del servizio rifiuti: allo sportello, via PEC o dal portale online dove esiste. Servono i dati catastali dell'immobile, la superficie calpestabile, la data di inizio o di fine, i nominativi degli occupanti e, per gli affitti, gli estremi del contratto. Tieni copia di tutto: in caso di contestazione la ricevuta della dichiarazione è la tua prova.

Quanto costa dimenticarla

Dal 1° gennaio 2027 la dichiarazione omessa costa il 100% del tributo non versato, con un minimo di 50 euro, e quella infedele il 40%. Sono sanzioni più basse di oggi, quando l'omessa arriva fino al 200%, ma restano sanzioni: su una TARI annua di 300 euro, dimenticare di aprire la posizione vale altri 300 euro, oltre agli interessi. Chi si accorge da solo dell'errore può usare il ravvedimento operoso e ridurre la sanzione in base a quanto tempo è passato.

Cosa trovi nell'app

Nella Gestione fiscale di miogestore ogni immobile ha la sua stima TARI con le rate nello scadenzario e la campanella per il promemoria via email. Nella sezione Affitti i contratti hanno una data di inizio e una di fine: sono i due momenti in cui la posizione TARI cambia mano, e sono i primi da segnare in agenda.

Fonti: Decreto legislativo 7 agosto 2026, n. 147 (Gazzetta Ufficiale n. 185 dell'11 agosto 2026); Legge 147/2013, art. 1 commi 641-668 e 684-686 (TARI); Decreto legislativo 472/1997, art. 13 (ravvedimento). I contenuti hanno scopo informativo e non costituiscono consulenza fiscale o perizia.

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