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Guida5 ott 20267 min di lettura

Direttiva case green: cosa cambia davvero per chi ha una casa, e cosa no

L'Italia non ha recepito la direttiva europea sulle case green e il 1° ottobre 2026 ha ricevuto un richiamo formale da Bruxelles. Per chi possiede una casa oggi non cambia nulla, ma dal 2025 sono cambiate altre regole che contano di più. Le dieci cose che si leggono e che nel testo non ci sono, le date vere e cosa aspettarsi.

In sintesi

L'Italia non ha ancora recepito la direttiva case green: per chi ha casa oggi nessun obbligo, nessun divieto di vendita. Le regole vere sono arrivate da altre leggi.

  • Nessuna classe minima obbligatoria per la tua casa
  • Dal 2025 stop ai bonus per caldaie solo a gas
  • Dal 3 agosto 2026 serve il 15% di rinnovabili

La direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici, la numero 2024/1275 che tutti chiamano «case green», è in vigore dal 28 maggio 2024. Gli Stati dovevano recepirla entro il 29 maggio 2026. L'Italia non l'ha fatto: non c'è una legge delega, non c'è un decreto, e il piano nazionale di ristrutturazione che andava mandato a Bruxelles entro il 31 dicembre 2025 non è mai partito. Il 1° ottobre 2026 la Commissione europea ha inviato all'Italia un parere motivato, il secondo passo di una procedura d'infrazione, con due mesi di tempo per rispondere.

Nel frattempo i titoli corrono: case invendibili, obbligo di ristrutturare entro il 2030, caldaie vietate. Abbiamo letto il testo della direttiva, la guida ufficiale della Commissione e gli atti italiani. Qui c'è quello che prevede davvero e quello che non prevede.

Prima di tutto: oggi non c'è nessun obbligo

Una direttiva europea vincola lo Stato, non il cittadino. Finché l'Italia non la traduce in una legge nazionale, per chi possiede una casa non cambia niente: nessun obbligo di riqualificare, nessun divieto di vendere o affittare una casa in classe F o G, nessuna scadenza al 2030. Le eventuali sanzioni per il ritardo sono a carico dello Stato.

E anche dopo il recepimento, gli obblighi per la singola abitazione saranno pochi. La direttiva chiede allo Stato di ridurre il consumo medio di energia primaria dell'intero parco residenziale del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035 rispetto al 2020, concentrando almeno il 55% del taglio sul 43% di edifici peggiori. È una traiettoria di parco, non una classe minima per ogni casa. La guida della Commissione lo scrive in chiaro: gli Stati «sono liberi di decidere se fissare norme minime» per le abitazioni. Il Governo italiano ha già detto che non intende farlo.

Cosa prevede davvero la direttiva

Gli obblighi veri, una volta recepiti, riguardano soprattutto chi costruisce e il modo in cui si certifica una casa:

  • Nuovi edifici a emissioni zero dal 1° gennaio 2030 (dal 2028 quelli pubblici), con l'impianto solare sui nuovi residenziali entro fine 2029.
  • Un nuovo attestato energetico con una scala unica da A a G, dove A è l'edificio a emissioni zero e G raccoglie gli edifici peggiori del parco. L'APE servirà anche al rinnovo del contratto di affitto, e classe e indice dovranno comparire in ogni annuncio.
  • Il passaporto di ristrutturazione, un documento che ordina le tappe dei lavori con costi e benefici attesi: volontario, salvo che lo Stato decida altrimenti.
  • Le caldaie a combustibili fossili: dal 1° gennaio 2025 niente più incentivi pubblici per quelle che funzionano solo a gas o gasolio, mentre i sistemi ibridi restano incentivabili. L'uscita dalle caldaie fossili «entro il 2040» è un obiettivo di piano che la Commissione definisce indicativo, non un divieto di installazione.
  • Il diritto alla presa: la richiesta di un condomino o di un inquilino di installare una ricarica per l'auto elettrica potrà essere rifiutata solo per motivi seri e legittimi.

Le dieci cose che si leggono e che nel testo non ci sono

1. «La classe G sarà il 15% peggiore del parco»: era nella proposta del 2021, nel testo finale non c'è. 2. «Classe E entro il 2030 e D entro il 2033 per le case»: erano posizioni negoziali, la direttiva ha una traiettoria media di parco. 3. «Casa invendibile se è in classe G»: nessun divieto di vendita o affitto, l'unico obbligo è avere e pubblicare l'APE. 4. «Obbligo di ristrutturare»: non per il singolo proprietario, salvo scelta italiana. 5. «Caldaie a gas vietate dal 2025»: solo stop agli incentivi per quelle non ibride. 6. «Caldaie a gas vietate dal 2029»: era una bozza europea sull'ecodesign, poi ridimensionata e non adottata. 7. «Caldaie a gas vietate dal 2040»: obiettivo di piano indicativo. 8. «Fotovoltaico obbligatorio su tutte le case»: solo sui nuovi residenziali dal 2030. 9. «Dal 29 maggio 2026 c'è il nuovo APE»: è un obbligo dello Stato, in Italia vale ancora la scala da A4 a G finché non esce il decreto. 10. «La direttiva è stata rinviata nel 2026»: nessuna proposta di modifica è stata presentata. Il rinvio riguarda solo il prezzo europeo del carbonio su gas e carburanti, spostato dal 2027 al 2028.

Cosa è già cambiato in Italia, per altre leggi

Le regole che toccano davvero chi ha casa sono arrivate da altri atti, e sono già in vigore:

  • Dal 1° gennaio 2025 le caldaie che funzionano solo a combustibili fossili sono fuori da ecobonus e bonus casa (legge di bilancio 2025). Gli ibridi restano ammessi.
  • Dal 25 dicembre 2025 è operativo il Conto Termico 3.0: un contributo diretto, non una detrazione, per pompe di calore, ibridi, solare termico e altri interventi, fino al 65% della spesa per le pompe di calore e con pagamento in unica soluzione fino a 15.000 euro.
  • Dal 3 giugno 2026 i nuovi progetti seguono il decreto Requisiti minimi del 28 ottobre 2025: cambia il metodo di calcolo, non la scala delle classi.
  • Dal 3 agosto 2026 chi sostituisce l'impianto termico deve coprire con fonti rinnovabili almeno il 15% dei consumi per riscaldamento, raffrescamento e acqua calda, salvo impossibilità tecnica o economica documentata dal progettista. In pratica una caldaia a condensazione da sola non basta più. Ne parliamo in un articolo dedicato.
  • Per il 2026 bonus casa ed ecobonus restano al 50% sull'abitazione principale e al 36% sugli altri immobili. Dal 2027 scendono a 36% e 30%, salvo quello che deciderà la legge di bilancio in discussione da ottobre.

Cosa succede adesso

L'Italia deve rispondere al parere motivato entro l'inizio di dicembre 2026 e mandare il piano nazionale definitivo entro il 31 dicembre 2026. Se non lo fa, la Commissione può rivolgersi alla Corte di giustizia. Lo scenario più probabile, a nostro giudizio, è un recepimento minimo nel 2027: il nuovo APE con la scala da A a G, la traiettoria statistica affidata agli incentivi, le regole per i nuovi edifici, nessun vincolo sulle case esistenti e sugli affitti. I segnali da seguire sono due: la risposta italiana a dicembre e il testo della manovra 2027, dove circola l'ipotesi di un ecobonus al 65% sulla prima casa.

Le date da segnare

  • Già in vigore: stop ai bonus per le caldaie solo a gas (2025), Conto Termico 3.0, decreto Requisiti minimi (3 giugno 2026), quota di rinnovabili alla sostituzione dell'impianto (3 agosto 2026).
  • 31 dicembre 2026: ultimo giorno dei bonus al 50/36 salvo proroga; scadenza del piano nazionale.
  • 1° gennaio 2027: bonus casa ed ecobonus al 36/30, salvo manovra.
  • 2028: prezzo europeo del carbonio su gas e gasolio per il riscaldamento.
  • 2030: nuovi edifici a emissioni zero; primo traguardo della traiettoria nazionale.

Cosa trovi nell'app

Nella scheda di ogni immobile puoi indicare la classe energetica: entra nella valutazione come una delle leve di qualità, e negli Scenari vedi la casa com'è oggi e come sarebbe dopo i lavori, con il salto di classe stimato e i bonus che potrebbero interessarti. Nessun allarme e nessuna scadenza inventata: quando l'Italia recepirà la direttiva, aggiorneremo la scala delle classi e i promemoria.

Fonti: Direttiva (UE) 2024/1275, artt. 7, 9, 10, 12, 14, 17, 19, 20 (EUR-Lex); Comunicazione della Commissione C/2025/6438, guida alla direttiva; Commissione europea, pacchetti infrazioni dell'11 marzo, 15 luglio e 1° ottobre 2026; Regolamento (UE) 2026/667; Legge 17 marzo 2026, n. 36; DM 28 ottobre 2025 (GU n. 283 del 5 dicembre 2025); D.Lgs. 9 gennaio 2026, n. 5 (GU n. 15 del 20 gennaio 2026); DM 7 agosto 2025 (GU n. 224 del 26 settembre 2025); Legge 207/2024, art. 1 commi 54-56; Legge 199/2025. I contenuti hanno scopo informativo e non costituiscono consulenza fiscale o perizia.

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