Tra le tipologie di affitto, ce n'è una che negli ultimi anni cresce più delle altre: il canone concordato. Nel 2025 il segmento concordato lungo ha rappresentato il 24,8% delle locazioni a 80,0 euro/m²/anno, in crescita del 6,0%, mentre il concordato transitorio è salito del 6,1% a 82,8 euro/m²/anno. Nello stesso periodo il libero lungo, ancora il segmento più diffuso (39,5%), è calato del 2,4%. La direzione è chiara: il concordato avanza.
Cos'è il canone concordato
Nel contratto a canone concordato l'importo dell'affitto non è deciso liberamente dal proprietario, ma rientra in una fascia di valori stabilita da accordi territoriali tra le associazioni di proprietari e inquilini. Il canone è in genere un po' più basso del libero mercato, ma in cambio il proprietario ottiene un vantaggio fiscale importante.
Il vero motivo per cui conviene: la cedolare al 10%
Il punto di forza è la cedolare secca ridotta. Su un contratto libero la cedolare è al 21%; sul concordato scende al 10%. La cedolare sostituisce l'IRPEF, l'imposta di registro e quella di bollo sui canoni: un'imposta unica e piatta.
Facciamo un esempio concreto con il canone medio del concordato lungo. Su una casa di 84,4 metri quadri a 80,0 euro/m²/anno l'incasso è di circa 6.750 euro lordi all'anno. Con la cedolare al 21% pagheresti circa 1.418 euro di imposta; con la cedolare al 10% ne paghi circa 675 euro. Il risparmio è di circa 743 euro all'anno, ogni anno, a parità di affitto.
Dove si applica
La cedolare al 10% si applica ai contratti concordati nei comuni ad Alta Tensione Abitativa (ATA): in tutto sono 788 comuni, e tra questi rientrano tutti i capoluoghi. Se la tua casa si trova in uno di questi comuni, il concordato è un'opzione da mettere seriamente sul tavolo: incassi un po' meno di canone, ma su molti contratti il minor incasso è più che compensato dal taglio delle imposte e dalla maggiore stabilità dell'inquilino.